Case History

La metodologia di prevenzione RCM: case history

Aumentare l’affidabilità di macchine e strumenti per aumentare l’operatività
metodologia RCM

CONTESTO AZIENDALE

Porto commerciale mediterraneo

Il cliente è un porto commerciale situato in un punto strategico del Mediterraneo, con buone prospettive di crescita, che aveva beneficiato di importanti investimenti da enti pubblici e di privati. Sin dai primi mesi di attività, le prestazioni erano lontane da quelle attese, sia in termini di servizi offerti sia per quanto riguardava l’efficienza delle operazioni di carico e scarico dei container dalle navi. Questo comprometteva il progetto nel lungo periodo e rendeva complesse le rendicontazioni ai CdA delle società ed enti finanziatori, che mostravano segni di insoddisfazione. Il motivo delle basse prestazioni era fondamentalmente la scarsa affidabilità delle apparecchiature portuali: il loro frequente malfunzionamento non garantiva le operazioni necessarie al carico/scarico delle navi portacontainers.

 

IN QUESTA CASE HISTORY

Occorreva intervenire sull’affidabilità dei macchinari, che era inadeguata a rendere operativo a pieno regime il porto. La sfida era riuscire a intervenire in modo operativo ed efficace su un alto numero di dispositivi installati e di numerose ed eterogenee tecnologie utilizzate. Altro elemento di complessità era l’estensione dell’area, molto vasta e difficile da controllare.

 

Analisi dei rischi e prevenzione dei guasti con RCM, Reliability Centered Maintenance

È stata proposta e applicata la metodologia Reliability Centered Maintenance (RCM) ossia la manutenzione centrata sull’affidabilità, diretta alla prevenzione di incidenti, guasti e fermi con potenziali conseguenze di varia natura sulla sicurezza, sull’operatività e sull’efficienza in genere.
La metodologia RCM è stata sviluppata all’interno dell’aviazione. Visti gli ottimi risultati in breve il suo utilizzo si è esteso al settore dell’energia nucleare, della produzione di attrezzature militari e in genere in tutti i settori industriali. Sono tutti ambiti in cui il malfunzionamento anche di un solo componente critico è in grado di provocare danni e conseguenze molto gravi, capaci di incidere sulla vita delle persone, sulla conservazione dell’ambiente e sui patrimoni investiti.

 

Selezionare e stabilire le priorità in modo corretto

 

Per rendere sicure strutture molto complesse e ad alto impatto sulla sicurezza della realtà circostante occorre individuare criteri di priorità d’intervento chiari e formare un team che sia in grado di applicarli.”

 

L’obiettivo della metodologia RCM è preservare la funzionalità del sistema grazie a una serie di analisi e azioni volte a:

  • individuare le tipologie di guasti ed errori capaci di influire sul funzionamento del sistema
  • classificare per importanza le diverse tipologie e le loro conseguenze sui sottoassiemi e componenti che generano il valore
  • indicare le attività più efficaci e applicabili per controllare ed evitare guasti e modalità di errore, per arrivare a ZERO INCIDENTI, ZERO GUASTI E ZERO FERMATE IMPREVISTE. Il concetto dei 3 ZERI, come è stato diffuso nell’azienda, non è un banale slogan ma uno stimolo culturale intenzionale per cambiare l’approccio mentale del personale, dal direttore generale sino all’ultimo operatore.

 

Il primo step è stato un’approfondita analisi dei sistemi presenti su tutta l’area, di tutti i sottoassiemi e loro componenti, finalizzata a ottenere un’aggiornata anagrafica digitale, sulla quale potere elaborare la classificazione delle priorità e le strategie di miglioramento.
Le priorità sono state indicate secondo il criterio di sicurezza, il criterio di produttività (la struttura deve funzionare) e infine il criterio economico (quale soluzione costa meno a parità di resa).
L’analisi effettuata in questo ordine permette di selezionare e stabilire la priorità delle macchine su cui intervenire e di individuare i componenti più rischiosi e importanti, per i quali è opportuno disporre la ridondanza numerica e un calendario di verifiche a scadenze fisse.

La ridondanza (ossia “averne più di uno”) è una misura di sicurezza che evita, qualora un elemento sia malfunzionante, che tutta la struttura ne subisca le conseguenze ed è tipica per i sensori di allarme.
I controlli a scadenze fisse ravvicinate interessano soprattutto gli strumenti il cui perfetto funzionamento è di grande importanza per evitare gravi ripercussioni, come per esempio l’encoder, ossia il contatore dei giri del tamburo che ruota per movimentare i container. Se quest’ultimo, infatti non funziona o va a una velocità diversa da quella programmata e ideale, il rischio di catastrofe è alto.
L’analisi secondo la metodologia RCM ha portato all’individuazione di oltre 1.200 componenti critici unici su oltre 30,000 analizzati e ha definito le Preventive Maintenance Tasks (PM Tasks) per monitorare le operazioni di verifica e controllo da svolgere e le relative risorse necessarie.

Infine è stato programmato e realizzato un training accurato e specifico dedicato a un gruppo selezionato del personale operativo, adeguato alle esigenze del porto. Questo ultimo passaggio ha permesso all’organizzazione di essere autonoma nella gestione dell’efficienza e dell’operatività dell’intera struttura.

 

Come ridurre i guasti con l’RCM

Grafico dell'incremento dell'operatività e della riduzione dei guasti

Grazie all’applicazione della metodologia RCM i guasti si sono ridotti ad 1/20 e l’operatività del polo si è quasi quadruplicata in 4 anni.

In particolare, il grafico riporta l’evoluzione di due fenomeni: il breakdown occurrence e il run time.
Sulla colonna in blu, a sinistra, si possono leggere l’andamento nel trimestre di riferimento del numero di guasti per sistema (per esempio un gantry o un sistema di movimentazione dei containers a terra) che complessivamente sono 29 all’interno dell’intera struttura.
Sulla colonna a destra, in rosso, sono indicate le ore di lavoro effettivo di tutti i sistemi presenti nell’intera struttura (run time).
È possibile osservare come la strategia e l’approccio metodologico applicati abbiano portato nel tempo a una notevole riduzione dei malfunzionamenti e, pertanto, a un aumento dell’efficienza della struttura, poiché meno sottoposta a fermi temporanei per intervenire sui guasti.
È agevole comprendere questa correlazione pensando a cosa significhi avere una nave porta container come il Super Panamax bloccato in un porto commerciale a causa del fermo di uno dei componenti della struttura: blocca tutte le altre possibili lavorazioni.

 

Nelle strutture complesse, la gestione e il controllo eccellente dei fattori che possono mettere in grave crisi l’operatività e la sicurezza, è indispensabile.”

 

Virginio Peluzzi – Partner ŌdeXa

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